PAROLE BUONA SCRITTURA

PAROLE VERE PER RACCONTARE LA TUA IMPRESA

Sei online con un sito o un canale social? Sei anche tu dunque un Content Creator e la tua missione è quella di raccontare una storia vera con parole reali. Accurato che siamo TUTTI capaci di fare Content Marketing, ora ti chiedo se sai cos’è un contenuto?E come raccontare un’impresa online?

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parole

Un contenuto è una qualsiasi cosa che pubblichiamo per interagire con i nostri già clienti e quelli che lo diventeranno. La CEO di Brain Traffic lo identifica infatti come “user experience”. Un’esperienza che può essere veicolata tramite la scrittura (testi web, blog, social) o/e la vista (presentazioni, video, grafiche). Con questi mezzi si riescono a comunicare suggestioni ai possibili utilizzatori dei nostri servizi e prodotti. Molto spesso le aziende commettono però il grave errore di non dare il giusto peso alle parole, ricreando cosi sensazioni alterate nella mente degli utenti. Dobbiamo tenere bene in considerazione che le parole sono i nostri “amministratori delegati” ed hanno un ruolo importante nell’interazione azienda/utente. Le parole sono una potente arma per farci riconoscere facilmente anche se togliamo dai contenuti il nostro branding. 

“Le parole ci rappresentano […] sono i nostri sostituti per le cose che intendiamo comunicare al mondo come individui o aziende – Beth Dunn”

Per un’azienda è fondamentale l’utilizzo di una “buona scrittura”. Una scrittura che va oltre le regole grammaticali. Una scrittura che sia incentrata sulla riflessione, sulla rielaborazione dei propri pensieri e sulla attenzione alle esigenze dell’utente per dire la nostra nel digital world.

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QUALI PAROLE USARE PER UNA BUONA SCRITTURA?

Nel web viene presa in grande considerazione tutto ciò che fa “MODA e TENDENZA”. Non è per niente raro infatti leggere contenuti zeppi di termini inventati ed argomentazioni di tendenza per influenzare l’utente cosi da avere risultati veloci, ma senza valore. L’utilizzo di questi stratagemmi servono soltanto a nascondere la propria insicurezza nel comunicare un modello di business di poco valore. In poche parole non sono nient’altro che degli additivi per dare gusto ad una ricetta insapore. Un’arma letale per la propria azienda se usati senza ponderazione. Con questo non voglio dire di bandirli completamente dal proprio gergo, ma non devono diventare l’ingrediente principale della nostra ricetta. Le aziende devono cercare di utilizzare parole  VERE e PONDERATE perchè una buona scrittura non si basa mai sull’esagerazione.

“Scrivi in modo naturale – William Strunk

Tieniti alla larga e rinchiudi nel dimenticatoio del magazzino anche tutti quei termini deformati, che non sanno nè di pesce nè di carne,  come quei termini per metà verbo e per metà sostantivo (attenzionare, schedulare e tanti altri). A ciò aggiungi anche tutto il gergo di derivazione tecnologica (weblish) che non si addice alle persone “umane” e va limitato all’ambito tecnologico, perchè NOI non siamo dei ROBOTS e non è normale che una persona ti dica – “Domani ti faccio l’upgrade della situazione” – anche se ormai viviamo tra emoticons ed abbreviazioni. Per dare carattere ai tuoi post non servono parole irreali o deformi, ma reali ed incisive da combinare a verbi espressivi  cosi da dare vita nella mente dell’utente tutto ciò che gli stai descrivendo. Il lettore deve rivivere ed immaginare ciò che tu hai vissuto in quel particolare momento che hai deciso di raccontare.

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Togli dimezzo dunque anche i verbi deboli perchè portano fiacchezza al tuo racconto, ma fai attenzione a non esagerare perchè non dobbiamo mai eccedere e cadere nella banalità.

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Non mi stavo certo dimenticando di dirvi di dare una regolata anche agli avverbi, utilizzandoli solo dove veramente servono e non piazzandoli a caso per abbellire le frasi, cosi da avere frasi più brevi ed incisive.

“l’avverbio non è nostro amico […] Con gli avverbi lo scrittore ci dice che ha paura di non essere abbastanza chiaro” – Stephen King

In fin dei conti le aziende deve garantire all’utente un racconto vivace delle proprie “avventure” e non sfiancarlo con la propria monotonia e fiacchezza.


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